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Lo scuorno


Lo scuorno, che nel vocabolario napoletano indica vergogna, umiliazione , nei valori formativi adottati dalla mia famiglia per la mia educazione, si è sempre connotato di un principio ancora più profondo e nobile, assumendo il significato di: perdita di dignità.

Crescendo con questo forte senso di rispetto verso la dignità, nelle sue sfaccettature più complesse, quasi fosse una persona reale, o meglio detto una dea venerabile, questa Dignità, che voglio chiamare con la lettera maiuscola, perché nella mia vita è un'entità fortemente presente, spesso mi torna in mente la sua etimologia napoletana e, allora, guardando il mondo, a volte, mi chiedo: "ma tu, nun te miett scuorno?"

Tu, docente cattedratico, ultra sessantenne, cosiddetto "uomo di cultura, che -dopo dieci anni dalla discussione - pubblichi a tuo nome la tesi della tua migliore alunna, facendo un meschino copia e incolla, includendo anche gli errori di battitura, nonché la semplicità di scrittura di una ventiduenne, ma non te miett scuorno?

O tu, giovane rampollo della legalità con la L maiuscola, che gridi pubblicamente nelle scuole l'onestà a tutto tondo, condannando la violenza sulle donne, e nel privato non sai rispettare la donna che -in teoria- dovresti amare e rispettare di più, perché è la tua donna, tradendo il valore base dell'onestà, ovvero la sincerità, ma non te miett scuorno?

Tu, nome sconosciuto della letteratura italiana, che per vendere qualche copia in più del tuo libro, fai ricorso alla solidarietà, speculando sulle malattie dei bambini, che la carità si fa con dignità - ecco, torna sempre lei- senza fare troppo rumore, ma non te miett scuorno?

O tu, professore universitario, di fama internazionale, poliedrico e in giro per il mondo, che dopo quattro anni, resti in debito di cinquecento euro (cinquecento, non cinquemila, eh!) con la tua traduttrice, per la pubblicazione del tuo libro, dicendo sempre che sei a corto di soldi, ma non te miett scuorno?

Tu, che per il tuo compleanno ti fai regalare un televisore, perché il tuo è rotto e non sai come ricomprartelo, e poi festeggi il genetliaco con la tua amante, o l' altra fidanzata, o chiamala come ti pare, ma non te miett scuorno?

O tu, ultra cinquantenne, che, periodicamente, ti fidanzi con una che ha la stessa età di tuo figlio, ovvero venti anni, e ti chiedi ancora perché lui, tuo figlio, non ti vuole più parlare, ma non te miett scuorno?

Tu, senza arte né parte, che sfrutti gli incontri culturali altrui, per prendere contatti e sentirti importante nel mondo delle apparenze, dove non è importante il contenuto, ma la forma, solo la forma, ma non te miett scuorno?

Ecco, io, a volte, mi domando questo.

...e lo scuorno continua.

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